I Libri che Curano

I Libri che Curano
2 aprile 2014 Spazio Synthesia

Un libro adatto al momento giusto può trasformare una vita.
(R. Assagioli)

Negli ultimi tempi si sente spesso parlare di Biblioterapia, un nuovo termine coniato per una disciplina, in realtà, ben più datata di quanto possa sembrare.
Essa, infatti, affonda radici già nell’antica cultura greca, quando sulla porta della libreria di Tebe era scritto “luogo curativo dell’anima”. Negli anni ’30 negli Stati Uniti, il medico-psichiatra William Menninger, affidandosi a quest’idea, iniziò a prescrivere la lettura di determinati libri ai suoi pazienti, come trattamento del disagio psichico. L’utilizzo di questo metodo si diffuse presto negli USA e poi in Europa: i veterani della prima e della seconda guerra mondiale vennero trattati anche attraverso la Biblioterapia, per superare il disturbo da stress post-traumatico.

Oggi la cura attraverso il libro viene sempre più utilizzata dagli psicoterapeuti, fino ad averne reinventato una vera e propria tecnica, forse anche eccessivamente sistematizzata, con prescrizioni di letture mirate in base al tipo di disagio che il paziente riporta. Ma quali meccanismi permettono di curarsi attraverso i libri?

Un’associazione è con il significato di catarsi nella Poetica di Aristotele: il senso di partecipazione e poi di “liberazione” che emergono nello spettatore a teatro, se l’opera è in grado di rappresentare certi aspetti della realtà in maniera autentica.
Questo spiega come l’essere “coinvolti totalmente” nella lettura di un libro, altera in qualche modo le nostre funzioni psichiche*: emozioni, sensazioni, pensieri, immaginazioni, impulsi e intuizioni subiscono delle modificazioni durante la lettura. La concentrazione di tutta la nostra attività psichica è focalizzata sul libro, che come stimolo esterno ha la potenzialità di nutrire il nostro mondo interiore e la nostra capacità riflessiva.

Leggere un libro è un modo per prendersi cura di sé, riflettere, sondare le proprie emozioni, conoscere se stessi, sviluppare qualità e, quindi, può essere un potente strumento di crescita personale. Così, il “perdersi in un libro” può essere paragonato a un’identificazione di sé in una nuova realtà, dimenticandosi temporaneamente dei propri problemi. Quest’ultimo punto è molto importante: non significa non affrontare i problemi, ma vederli da una prospettiva nuova e diversa arricchendosi di emozioni, pensieri e situazioni già sperimentate da un altro. Ciò che leggiamo risuona dentro di noi, toccando e mobilitando dei contenuti che sono già nostri.
In effetti, a chi non è capitato di leggere e di sentire emergere un’intuizione, che improvvisamente illumina su se stessi o su determinate situazioni (esemplare è la famosa conversione di S. Agostino, che avvenne in seguito alla lettura di un testo di Cicerone). Ed anche quel libro che sembra non averci insegnato niente, in realtà, ci ha dato l’opportunità di stare con noi stessi e regalarci uno spazio che nessuno può toglierci: quando siamo soli con un libro, siamo soli con noi stessi.

Aldilà della presenza di un disagio psicologico, i libri nutrono a livello esistenziale, curando i malesseri dell’anima, alleviando il senso di solitudine, donando sostegno emotivo e, in alcuni casi, aiutandoci a trovare dei significati più profondi al nostro vivere.
Il potere dei libri è molto legato alla funzione immaginativa: il calarsi in un’altra realtà permette di fantasticare e di creare immagini che influenzeranno il nostro inconscio plastico **. Le leggi psicodinamiche della Psicosintesi ci dicono che le immagini tendono a richiamare emozioni, pensieri corrispondenti e a trasformarsi in azioni e comportamenti. Le immagini nutrono la nostra psiche ed hanno il potere di metterla in moto verso una direzione. Leggere stimola l’immaginazione, mettendo in moto la nostra capacità creativa che ci permette di reinventare la nostra vita.

Diversi tipi di libri stimolano diversi livelli di coscienza: alcune letture favoriscono la riflessione rispetto a parti della propria personalità, altre fanno emergere dal basso parti del nostro inconscio, altre favoriscono espansioni di coscienza più elevate.
I “grandi libri”, in particolare, hanno una funzione terapeutica in quanto ricchi di contenuti che hanno oltrepassato epoche e storie e sono arrivati fino a noi.
Pensiamo a Hesse, Tolstoj, Kafka, Goethe, Kundera, Wilde…; così le letture dei maestri spirituali, da Thich Nhat Hanh a Santa Teresa D’Avila; oppure i grandi personaggi come Terzani o Alda Merini; i grandi poeti come Tagore o Gibran… e molti altri ancora: mentre si leggono è possibile quasi sentirsi “costretti” ad ascoltare se stessi.

Ed è nel momento in cui ci ascoltiamo che ci prendiamo cura di noi stessi.

La sacralità e l’intimità di tale momento è ben descritto dall’incipit di Se una notte di inverno un viaggiatore, da Italo Calvino:

Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell’indistinto. La porta è meglio chiuderla; di là c’è sempre la televisione accesa. Dillo subito, agli altri: “No, non voglio vedere la televisione!” Alza la voce, se no non ti sentono: “Sto leggendo! Non voglio essere disturbato!” Forse non ti hanno sentito, con tutto quel chiasso; dillo piú forte, grida: “Sto cominciando a leggere il nuovo romanzo di Italo Calvino!” O se non vuoi non dirlo; speriamo che ti lascino in pace.

 

a cura di Maria Vittoria Salimbeni
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* la Psicosintesi identifica sei funzioni psicologiche attraverso cui l’essere umano si relaziona con se stesso, con gli altri e con il mondo esterno.
** “la parte della nostra psiche rimasta ancora neutra, non plasmata, ma che è sensibilissima alle impressioni…” R. Assagioli. Questo significa che gli stimoli esterni cui ci esponiamo tendono ad influenzarci e a plasmare parti di noi.

 

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