Di Tante Vie Una

Di Tante Vie Una
7 aprile 2014 Spazio Synthesia

Teorie Complesse, Dritte Sagaci

Eterno significa ciò che va via dalla triade temporale di passato presente (quello nel quale non si è presenti) e futuro (ex-ternum).
L’eterno non è dominio dell’ego, luogo nel quale abita la non conoscenza del divino. Eterno non significa da sempre e per sempre, ma la vita stessa nel suo essere cosciente di sé, ora.
Vita ed ego coesistono nel dell’uomo.
Da una parte la scintilla divina, generatrice, consapevole di tutto e potenzialmente creatrice di ogni cosa, dall’altra la struttura che non la conosce. Una struttura sofferente che crede di essere separata dagli altri, il cui scopo fondamentale è difendersi dalla consapevolezza di ciò che minaccia la sua integrità. L’ego cerca più forza, più ricchezza, più prestigio, ha fame. Vorrebbe sentirsi invincibile…non può arrendersi.
Due sono le derivazioni di significato di amore. Kamar (sanscrito, morire) e a-mors (greco-latino non morte).
L’ego conosce il morire e se ne difende, l’amore la morte non la conosce, per lo meno come la intende lui…sa invece della resa alla morte dell’io. L’amore è ciò che di più divino ed eterno esiste nell’uomo, fatte salve quelle esperienze di liberazione di pochissimi e di cui si dice non sia possibile parlare (quando a Siddharta chiedevano di parlare di Dio stava zitto; quando il Cristo, nell’episodio della trasfigurazione, ha fatto vedere chi era davvero, gli umani presenti hanno perso coscienza). Jung, che non credeva in Dio ma lo conosceva, parlava dell’amore e lo intendeva come prospettiva che permette, declinandosi nella moltitudine del soggetto e del mondo, di vedere sinteticamente l’ordine, il cosmos. L’amore è il logos del Sé.
Il Sé sintetizza ed armonizza la moltitudine degli archetipi (tutti egoici) che abitano il soggetto.
Il Sé ama gli archetipi ed attiva quella funzione trascendente che permette alla potenza archetipica inconscia di emergere al sapere per essere accolta, per trovare spazio nel soggetto cosciente.
E’ il Sé la consapevolezza che sostiene il passaggio dalla forza inconscia che dominandoci ci guida dove vuole, al regno della luce in modo che possa diventare strumento funzionale dell’amore, dell’armonia.
Quando Il Sé porta alla luce l’Anima opera come un regista che dà all’attore principale ruolo e scena.
Questo riguarda la terapia.
Il terapeuta, che dovrebbe aver toccato quel regno, quello del Sé che riceve luce, induce l’azione della funzione trascendente del paziente (che patisce e deve essere paziente) in modo da fargli ri-cordare (re – cor) gli archetipi della sua Anima.
L’Anima è un complesso armonizzato di maschile-femminile nel quale è scritto il destino che la nostra incarnazione ci ha affidato. Realizzarlo si chiama Processo di individuazione, (cedo verso, mi arrendo all’evidenza dell’azione dell’amore che mi fa capire, da capere, contenere, ciò che sono). L’Anima è il modo nel quale abbiamo scelto di vivere, è un’inclinazione, un colore, una tonalità che se non ci possiede ma viene accolta, saputa, realizza la nostra nota nella sinfonia cosmica.
L’Ego infatti non è il problema reale. E’ l’inconsistenza dell’accesso alla Luce che definisce il Sé la vera radice della sofferenza.
Nel momento in cui il Sé umano riceve luce dal Divino può chiarire la verità dell’Anima permettendo a quelle forze archetipiche che prima la muovevano di essere viste. In questo istante accade l’Individuazione, cioè il riconoscimento e l’accettazione del Destino che ci è proprio. Qui abbiamo la possibilità di diventare servitori del disegno, liberi nell’accettazione di aver scelto di seguire la strada che una Saggezza più grande ci ha offerto, la strada migliore, la Via una.

Se vi interessa qualcuno che scrive meglio su quanto sopra… vi propongo

– Hillman, Il codice dell’Anima, Adelfi
– Tolle, Un nuovo mondo, Mondadori
– Jung, Ricordi, Sogni, Riflessioni, Mondadori

Se avete letto già troppi libri…leggetene meno o di più brevi…questo mi pare sia 7-8 pagine

– Hesse, Favola d’amore, Stampa alternativa

In alternativa, se proprio non volete faticare…

– Oceano di silenzio di Battiato con un Chianti 2011 con qualcuno che vi è simpatico …e vedere cosa succede.
*Glossario sintetico:

I termini Anima e Sé sono stati utilizzati nel testo attribuendo loro il significato proprio della Psicologia Analitica junghiana.

* L’Anima è un complesso maschile – femminile prevalentemente inconscio, uno spazio energetico che coincide con la particolare inclinazione del soggetto, il suo profondo modo di essere.

* Con il termine Jung si riferisce al tutto della coscienza che comprende, consapevolmente, anche quelle porzioni che solitamente sono relegate nello spazio dello sconosciuto. Simboli del Sé come i mandala orientali hanno molto interessato Jung perché realizzano percettivamente e plasticamente la totalità della psiche senza escluderne alcuna parte. Simbolo del Sé è Cristo, la piena realizzazione dell’essere umano che individuata la sua Anima conosce ed accoglie il proprio destino.

* Ego viene qui usato per indicare la coscienza del soggetto separata dalla piena consapevolezza del Sé. Il riferimento culturale è Tolle, un ricercatore contemporaneo che, dopo aver sperimentato stati completi di consapevolezza ed avendoli approfonditi attraverso lunghi periodi di apprendistato e pratica, ha definito in maniera molto semplice e chiara la dinamica propria dell’ego. Si tratta, in sostanza, di una coscienza illusa, affamata, impaurita, rabbiosa che abita ogni essere umano occupandone la maggior parte dell’esperienza. L’ego non conosce il mare della consapevolezza universale, di cui tutti partecipiamo. Conosce i propri confini, è dominato dal concetto mors tua vita mea, crede che solo un incremento esponenziale del proprio potere (fama, denaro, successo), possa garantirgli salvezza. L’ego è utilitarismo, si esprime nella continua tensione a primeggiare, non sa amare.

 

a cura di Enrico Olivieri

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