Danza che libera l’Anima

Danza che libera l’Anima
24 gennaio 2016 Spazio Synthesia

Nella storia dell’umanità, musica e danza hanno sempre avuto una funzione regolatrice per l’esistenza, assumendo significati archetipici che si collegano all’inizio della vita stessa, con il ritmo del cuore o la danza dei cromosomi: l’intera vita dell’essere umano sembra essere dominato dall’armonia e dal ritmo.

Ritmi Curativi del Sud Italia

Nel contesto culturale del sud Italia, la danza tradizionale testimonia un passato di rituali e culti pagani, principalmente di origine greca (Sicinnide, la danza delle baccanti per Dioniso).

Il nome tarantella è un diminutivo di TARANTA, termine dialettale che in tutto il sud indica il grosso ragno peloso della “tarantula” (probabilmente corrispondente alla lycosa o al latrodectus), che era molto diffuso nell’area di Taranto.
A tale ragno era attribuito il fenomeno del tarantismo, molto radicato in Puglia, per il quale nel periodo estivo del raccolto e della mietitura, capitava di essere morsi e avvelenati.
Iniziava così un preciso rituale terapeutico che prevedeva l’utilizzo della musica, dei colori e della danza, per arrivare alla guarigione magica.

Ernesto De Martino, famoso antropologo italiano, nel ’59 organizza una spedizione in Puglia per studiare questo fenomeno. Dalle sue relazioni emerge l’importanza dell’autonomia simbolica del mito, non legato più al morso reale del ragno (che era effettivamente presente nelle campagne), ma ad una serie di pratiche ordinate e condivise da tutta la comunità, all’interno di significati archetipici collettivi.

Il rituale, infatti, si compie all’interno di percorsi, movimenti, gesti, attraverso:

una IATROMUSICA – si riferisce alla possibilità di uscire dallo stato di sofferenza attraverso l’ascolto di un particolare ritmo;
una IATRODANZA – si riferisce alla possibilità di guarire attraverso un particolare movimento spontaneo consistente prevalentemente nel mimare l’uccisione del ragno che si è impossessato del corpo.

La crisi della tarantata (si trattava in maggioranza di donne) consisteva in un primo momento di apatia descritta come noia e, successivamente, un’irresistibile movimento fatto di impulsi motori non controllati, al richiamo del suono della tarantella.
L’aspetto di tale crisi ricorda i rituali di possessione delle antiche tribù, (ancora presenti in alcune zone del mondo), dando luogo quindi a dei riti di esorcismo coreutico-musicale.

Il morso del ragno mette in moto un rituale simbolico, corporeo, musicale e sopratutto collettivo, attraverso cui si ritrova la connessione profonda con il proprio CENTRO (dell’essere).

Il rituale della tarantata evoca un processo di trasmutazione: il percorso che dal basso del mondo delle pulsioni, degli istinti, delle emozioni, dei bisogni biologici, solleva verso l’alto, verso gli aspetti spirituali, verso i pensieri, le fantasie, le immagini.

Molto spesso, le tarantate erano donne cha avevano subito soprusi e ingiustizie sociali a cui non avevano potuto ribellarsi per poter rimanere all’interno della comunità. Così, all’interno della stessa comunità avevano la possibilità di liberare i loro conflitti interiori e le emozioni più intese che altrimenti non avrebbero avuto modo di emergere. La comunità diventa un grande Tu al quale rapportarsi durante il rito e dal quale è necessario ottenere accettazione perché esso possa avere luogo e sortire gli effetti terapeutici auspicati. La tarantata era libera di esprimere il suo malessere all’interno di una comunità che poteva contenerlo e accoglierlo.

Il Movimento è vita

Il movimento permette all’essere umano di partecipare all’esistenza universale.
Il corpo che gioca, che balla, che funziona, creativo permette l’esperienza intima del piacere e della gioia di vivere, realizzando il diritto dell’anima di essere felice, gioioso, vitale.
Nel corpo si esprime l’energia vitale che ci connette al transpersonale: un corpo animato è un corpo sano, di un individuo immerso nel suo percorso di crescita esistenziale.

Scoprirsi creativi nel corpo significa avere il CORAGGIO di sospendere ogni giudizio e lasciare libera espressione a ciò che arriva dalla nostra profondità interiore.

Le danze dei popoli catalizzano le energie vitali attraverso le relazioni (gruppo o coppia) e le restituiscono moltiplicate, donando un grande arricchimento sul piano evolutivo e di crescita psico-spirituale.
Ogni più piccola movenza mostra le tracce di un corpo che è anche anima, la quale tenta di trovare espressione nella moltitudine di gesti possibili e anela all’incontro con l’altro.


“Le Baccanti” E. Bieler

I nostri corpi, senza che i nostri ego lo sappiano, sono già in sintonia con l’essere.
Come esseri incarnati siamo radicati alla terra, aperti alle fonti dinamiche della vita,
intimamente interconnessi con gli altri esseri umani
e spontaneamente espressivi – attraverso i gesti, la postura e il movimento –
di una vita collettiva ereditata.

D. Levin

a cura di Maria Vittoria Salimbeni

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LIBRI CONSIGLIATI
E. De Martino, La terra del Rimorso
T. Grossman, Le radici della spiritualità
P. Ferrucci, Esperienze delle vette

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