ARMITOTeatro

MILLE VOLTE, MILLE VOLTI

Fai almeno una volta al giorno una cosa che ti spaventi.
Eleanor Roosevelt

Teatro Genova Spazio Synthesia

Perché Fare Teatro?

Qualche tempo fa noi insegnanti di ARMITO abbiamo partecipato ad una giornata dedicata ai bambini per raccogliere fondi per sostenere l’ospedale infantile Gaslini. Il nostro contributo consisteva nel tenere un laboratorio di teatro di un’ora dedicato alle mamme. La partecipazione era libera.

Formare il gruppo è stato molto difficile, nessuno era capace, a nessuno interessava, “non era cosa” per nessuno. Eppure abbiamo faticosamente cominciato con un gruppetto di una decina di mamme.
Abbiamo chiesto loro di camminare: c’era un grande imbarazzo, nessuna sapeva farlo; abbiamo chiesto loro di guardarsi negli occhi: c’era grande vergogna, non aveva senso, veniva loro da ridere, non ci riuscivano. Non siamo capaci, dicevano.

Piano piano, nell’arco di un’ora, tutte le curiose – e i curiosi – che passavano vicini a noi, si fermavano a guardarci; prima a debita distanza, poi un po’ più vicini. E quando li invitavamo ad unirsi, nicchiavano: non siamo capaci.
Eppure avevamo chiesto loro solo di camminare e di guardarsi negli occhi.

Poi abbiamo chiesto loro di entrare nello spazio scenico a coppie, di sedersi e di aspettare; si è diffuso il panico: ma io non so come si fa, ma io non ho niente da dire, ma io mi vergogno.
Da quell’attesa, sono partite delle improvvisazioni; semplici, spontanee, molto divertenti, ricche di spunti. Delle scene vere e proprie, piene di parole e di contenuti, di emozioni e situazioni, tutte improvvisate – avremmo potuto trascriverle e metterle in scena. Le parole sono venute fuori da sole, le idee semplicemente erano lì, senza nessuno sforzo.

E quando alla fine ci siamo messi in cerchio, eravamo più di venti, donne e uomini.
E quando alla fine abbiamo chiesto loro di dirci una parola che riassumesse quell’esperienza, ci hanno detto sorprendente, divertimento, incredibile, libertà.
Ma c’è una parola che più di tutte ci è rimasta impressa; la parola di una donna che non ha voluto sedersi sulla sedia. La sua parola è stata invidia.

E nella sua voce c’era tutto: il desiderio di lasciarsi andare, la paura di lasciarsi andare, il rimpianto per non essersi lasciata andare.
E nei suoi occhi c’era veramente la lotta di chi vorrebbe fare qualcosa ma non la fa. Per paura, per vergogna, per giudizio. La lotta di chi deve solo fare un passo, deve solo dire sì. E non ci riesce. La lotta con sé stessi – una lotta in cui alla fine noi perdiamo e noi vinciamo.

Fare teatro per i bambini è facile; hanno così poco da perdere e così tanto da guadagnare.
Per gli adulti, invece, c’è tanto in gioco: tanta storia, tanta vita. Fare il salto è più difficile. Trovare le motivazioni sufficienti a far superare tutti i ragionevolissimi contro – sono stanca o stanco, non ho tempo, non sono capace, non ho niente da dire – diventa sempre più difficile: sono diventati molto bravi a trovare scuse.

Le situazioni che gli adulti si trovano a fronteggiare ogni giorno sono infinite: stress, responsabilità, tensioni, insoddisfazioni.
Tante che a volte non sanno più bene chi sono, oltre quell’immagine di adulti responsabili, coscienziosi, sempre all’altezza.

Quindi…  perché fare teatro?

Fare teatro per riscoprirsi – perché non siamo solo chi dobbiamo essere. Siamo molto di più.

Fare teatro per divertirsi – perché ridere è la migliore medicina.
Fare teatro per coccolarsi – perché ci sono gli altri, ma ci siamo anche noi.
Fare teatro per rischiare – perché ne vale la pena.

Fare teatro per perdersi – perché “so chi sono, ma non so chi potrei essere” (W. Shakespeare).

Fare teatro per giocare – perché siamo sicuri di ricordarci ancora come si fa?
Fare teatro per paura – perché avere paura ci ricorda che siamo vivi.
Fare teatro per provare – perché voglio vivere la mia vita, ma anche tutte quelle che non ho vissuto.

Fare teatro per ricordare – perché non c’è nulla che io non possa o sappia fare.
Fare teatro per parlare – perché ognuno ha qualcosa da dire; con le parole, con i gesti, con i silenzi.

Perché ognuno di noi può stare di fronte ad un essere umano, guardarlo negli occhi, e non avere paura di essere quello che è.

IL METODO

La fantasia è come la marmellata, bisogna che sia spalmata su una solida fetta di pane. – Italo Calvino

In che modo tutto quanto individuato nelle premesse viene messo in pratica? Attraverso un percorso teatrale e umano che metta sullo stesso piano l’aspetto tecnico e l’aspetto personale dei partecipanti.

Per quanto riguarda la parte tecnica dell’esperienza teatrale, il corso si suddivide in due cicli:

I°CICLO – OTTOBRE NOVEMBRE DICEMBRE

Durante il primo ciclo, gli allievi entrano in contatto con una conoscenza base delle tecniche attoriali mediante esercizi di improvvisazione, lavoro sul corpo, espressività vocale e mimica:

  •  Movimento nello spazio
  • Movimento in relazione alla musica
  • Improvvisazione
  • Respirazione e consapevolezza del proprio corpo
  •  Voce (nozioni base)
  • Dizione (nozioni base)
  • Ascolto di sé e del gruppo
  • Cenni di storia del teatro

A conclusione del primo ciclo, gli allievi potranno essere impegnati in una breve messinscena in occasione delle festività natalizie.

II° CICLO – GENNAIO FEBBRAIO MARZO APRILE MAGGIO

Il secondo ciclo è, invece, dedicato alla costruzione e all’elaborazione di uno spettacolo che si rappresenterà nel mese di Giugno, al termine del corso annuale.
Ogni classe sarà impegnata nella realizzazione della messinscena di un testo originale o un adattamento.

In questa fase, sono previste le seguenti attività e modalità di lavoro:

  • Improvvisazioni guidate;
  • Lavoro sul personaggio (creazione, approfondimenti, tratti);
  • Lavoro su drammaturgia originale e drammaturgia attiva;
  • Costruzione del rapporto regista-attore (interpretazione e risposta alle indicazioni e direttive registiche);
  • Costruzione del rapporto attore-attore;
  • Montaggio scene;
  • Messinscena.

Parallelamente agli aspetti più tecnici dello “stare sul palcoscenico”, l’insegnante non perde mai di vista l’aspetto umano ed educativo dell’esperienza teatrale. Il suo obiettivo primario è sempre e comunque rendere questa esperienza teatrale un’esperienza di vita, senza l’aspettativa del successo per il successo, ma mirando sempre a fare del laboratorio un momento di libera espressione creativa, di socializzazione, di conoscenza di sé, di manipolazione – nel senso artigianale – delle proprie emozioni.

Obiettivi dell’insegnante sono quindi:

  • Fare di un insieme di persone, un gruppo;
  • Individuare punti di forza e punti deboli di ciascun allievo;
  • Superare le resistenze, spostare il limite sempre un poco più in là – quanto l’allievo permette e può sostenere;
  • Scoprire aspetti sopiti o nascosti di ciascuno;
  • Ascoltare le parole e le urla, ma soprattutto i silenzi;
  • Creare un ambiente protetto, definito, sicuro;
  • Divertire attraverso il teatro e divertirsi con gli allievi;
  • Esercitare l’empatia;
  • Riscoprire il gioco, vincere l’imbarazzo e restare in contatto con l’altro;
  • Usare i testi per accrescere il vocabolario delle parole e quello delle emozioni;
  • Mostrare come mettersi nei panni dell’altro, per capirne i pensieri, i sentimenti;
  • Aiutare a gestire i momenti di stress, di ansia da prestazione;
  • Riconoscere la frustrazione senza evitarla;
  • Accogliere l’errore e trasformarlo in un’esperienza.

LA DRAMMATURGIA

Sono diventato scrittore perché ho fatto di testa mia. – Haruki Murakami

Parte fondamentale del percorso laboratoriale, è l’incontro con i drammaturghi di ARMITO. Il loro contributo al progetto prevede la messa in pratica di tutte le loro competenze, sulla base di una specifica poetica sul processo creativo: quella di partire sempre e comunque dall’umanità dell’attore, dalle sue peculiarità come persona, dai limiti e dalle potenzialità che costituiscono la sua unicità, un tesoro da coltivare e tutelare.

Insegnanti e drammaturghi lavorano a stretto contatto per scrivere un testo adatto ad ogni singolo gruppo, per difficoltà, tematica, età e attitudine. In alcuni casi, si organizzano alcune lezioni in cui i drammaturghi incontrano direttamente bambini e ragazzi, per conoscerne le caratteristiche, sia teatrali che umane, studiando allo stesso modo le potenzialità del singolo e le dinamiche creative di gruppo. Durante questi incontri, si raccolgono materiali e spunti per scrivere i testi, i generi dei quali spaziano tra tutte le tipologie (adattamenti, libere riscritture, testi originali in prosa o in versi).

LA FORMAZIONE

Dimmi e io dimentico; mostrami e io ricordo; coinvolgimi e io imparo. – Benjamin Franklin

ARMITOTeatro crede molto nella formazione dei propri insegnanti e collaboratori, che accoglie, incoraggia e di cui si fa attivo promotore. Affinché essi siano sempre preparati al meglio e completi, ARMITO organizza progetti e corsi di formazione in diversi ambiti:

Per quest’anno, gli insegnanti di ARMITO sono coinvolti in un progetto teatrale che consiste nella creazione – tramite drammaturgia attiva -, messa in scena e produzione di uno spettacolo dedicato a bambini e ragazzi ispirato ad “Alice nel Paese delle Meraviglie”. Gli attori coinvolti nel progetto non sono solo gli insegnanti di ARMITO ma anche gli allievi adulti, che hanno deciso di partecipare al progetto. Insegnanti ed allievi lavorano così ad un progetto teatrale professionale e completo, che consente agli uni di imparare dagli altri e viceversa. Il progetto naturalmente è supervisionato da un attore/regista di ARMITO, affiancato da un comparto tecnico (scenografie e costumi), artistico (coreografie) e umano (supervisioni)

Il lavoro a contatto con bambini e ragazzi è un lavoro delicato, che richiede costante attenzione, cura, capacità di cogliere atteggiamenti, segnali, richieste – espliciti e diretti a volte, molto spesso impliciti e silenziosi altre. L’insegnante deve sapere guardare il gruppo, le dinamiche interne e collettive, senza perdere di vista le esigenze di ogni ragazzo, le richieste di ogni bambino. Spesso, nella confusione creativa del lavoro teatrale – e con i tempi limitati degli incontri – un insegnante può fare fatica a cogliere piccoli accadimenti, difficoltà del gruppo o del singolo. Per questo motivo, ARMITOTeatro si avvale della preziosa collaborazione della Dott.ssa Martina Grattarola, psicologa clinica e specializzanda in Psicoterapia Psicanalitica Infantile. Il suo contributo si sviluppa attraverso incontri di gruppo con tutto lo staff e supervisioni con i singoli insegnanti, per affrontare, fare chiarezza e aiutare a cogliere gli aspetti che, durante il lavoro, possono sfuggire. Non è raro, ed è anzi molto comune, che in un gruppo ci sia uno o più bambini con difficoltà – di apprendimento, di comportamento, di socializzazione. In questi frangenti, il contributo della Dott.ssa Grattarola risulta fondamentale per trovare strumenti – teatrali e pedagogici – adatti a perseguire una didattica sempre inclusiva e di accoglienza.

Tutti gli insegnanti di ARMITO hanno una preparazione di base in movimento scenico; nello specifico però, nell’ottica di non abbandonare mai la formazione personale – fondamentale per il miglioramento e la crescita professionale – ARMITO organizza per i suoi insegnanti corsi annuali intensivi di movimento scenico e teatrodanza tenuti dalla danzatrice, coreografa e insegnante di danza ed espressione corporea Nicoletta Bernardini.

Nicoletta, che già da alcuni anni collabora con ARMITO, ha un’esperienza ventennale nell’insegnamento del movimento scenico nelle scuole, con bambini e ragazzi di tutte le fasce d’età. Il lavoro che svolge con ARMITO si sviluppa su due piani paralleli: un piano mirato alla formazione corporea dell’insegnante; un piano più specifico sulla creazione di situazioni di movimento per gli spettacoli sui cui lavorano i giovani allievi. Questo secondo aspetto mira a fornire ai ragazzi – tramite i loro insegnanti di teatro, con cui instaurano un rapporto di fiducia durante il corso – le basi del movimento scenico integrate nei singoli spettacoli (coreografie di movimento, scenografie umane in movimento ecc.).

L’ORGANIZZAZIONE

Se le formiche si mettono d’accordo, possono spostare un elefante. – Proverbio del Burkina Faso

Il lavoro prevede la frequenza di un incontro a settimana (da 1 a 2 ore, in base a classe, età, istituto) per otto mesi (da Ottobre a Maggio);

Il saggio di fine corso si terrà nel mese di Giugno entro la fine della scuola presso un teatro genovese da definire;

  • Numero minimo di allievi per classe: 7; numero massimo di allievi per classe: 18;
  • Nel periodo precedente lo spettacolo verranno svolte delle lezioni extra (gratuite) volte ad ottenere una maggior cura della messinscena.
  • Per ogni spettacolo di fine corso (Giugno) verrà ideata e realizzata una specifica scenografia, con cui gli allievi potranno familiarizzare durante le prove generali in teatro; agli allievi verranno anche forniti dei costumi di scena, acquistati o direttamente creati dalle costumiste, con cui i ragazzi potranno provare durante l’ultimo mese di prove. Eventuali oggetti di scena saranno individuati nel lavoro e reperiti dalle costumiste, le quali saranno presenti durante le ultime prove e aiuteranno gli allievi ad organizzarsi e gestirli nel dietro le quinte, in preparazione della rappresentazione in teatro.
  • Il giorno stesso della rappresentazione gli allievi saranno convocati in teatro durante la giornata secondo uno specifico ordine del giorno, che verrà fornito durante l’ultimo mese di corso (Maggio), per la prova generale: questa prova, di fondamentale importanza per gli attori, è obbligatoria. L’obbligatorietà non è data dalla necessità degli inseganti e dei tecnici di fare una prova: quali professionisti, sanno gestire qualsiasi situazione in teatro – ambiente che conoscono molto bene.

L’assoluta necessità della prova generale in teatro è a esclusiva tutela degli attori; molti di loro non sono mai stati in un teatro, un ambiente grande, tecnicamente complesso (cavi, fari, oggetti vari) e completamente nuovo. Tutti – anche i grandi attori professionisti – hanno bisogno di una prova nello spazio scenico, per essere sicuri che tutto fili; di fare una prova di voce, perché poi durante lo spettacolo la loro voce raggiunga tutto il pubblico; per provare le posizioni degli oggetti, i tempi dei cambi costumi, gli spostamenti  della scenografia – aspetti in cui saranno aiutati e affiancati da una costumista/scenografa. Non dimentichiamoci che, pur non essendo professionisti, portano in scena veri e propri spettacoli.

Oltre all’aspetto della prova – che ha anche la funzione di abbassare il livello di tensione dando maggior controllo degli eventi agli allievi – la prova generale è un momento importante: un teatro è un luogo molto affascinante e poterci passare del tempo insieme ai propri compagni di corso rappresenta un’esperienza intensa e formativa.

I COSTI

Ogni paura è di ostacolo al valore. – Publilio Siro

Il costo del laboratorio è di 40 € al mese per alunno per otto mesi (Da Ottobre a Maggio). [La quota del laboratorio coprirà anche i costi di drammaturgia, scenografia, costumi, trucco e ogni altra spesa utile alla riuscita della messa in scena finale.]

Le messinscena degli spettacoli di fine anno si svolgeranno in teatro. Un biglietto (valido per l’ingresso fino a dieci persone per alunno) avrà un costo indicativo di 30 € cadauno.

[Ulteriori dettagli saranno comunicati durante dell’anno.]

 

Per Maggiori Informazioni

ARMITOTeatro S.a.s.
Silvano Bregante 3428558647
armitoteatro@gmail.com